La febbre consiste in un aumento della temperatura di 1-4 °C, generato dalla liberazione di sostanze chiamate “pirogeni”, che possono essere esogene (come alcune componenti batteriche) o endogene (prodotte dai globuli bianchi nel corso delle loro risposte immunitarie).
L’ipotesi alla base di questo meccanismo è che a temperature più alte l’organismo aumenti l’efficacia delle sue risposte immunitarie.
La febbre si manifesta in 3 fasi:
• ascesa
• acme
• defervescenza, in cui si attivano i naturali meccanismi di abbassamento della temperatura, ovvero la vasodilatazione e la sudorazione;
Il mese di Febbraio per i Romani coincideva con il periodo dedicato alla catarsi, in onore della dea Febris, una divinità derivata dal dio etrusco Februus, a cui erano dedicati riti propiziatori per proteggersi dalle malattie, in particolare dalla malaria.
All’epoca infatti si riteneva che qualora si fosse sopravvissuti alla malaria, il decorso della malattia avrebbe acquistato un significato di purificazione dagli umori maligni che venivano espulsi all’esterno con il sudore.
In latino Februare significa purificare: da qui il nome febbre, inteso proprio come “lavaggio” del corpo.
Questo concetto di febbre come mezzo per liberarsi da uno stato di malattia in realtà appartiene a tutte le medicine, antiche e moderne, ma oggigiorno la febbre sembra fare più paura che nel passato; ecco quindi che si ricorre con troppa facilità a farmaci di tipo soppressivo, dimenticando che la febbre rappresenta un meccanismo di difesa dell’organismo.
iNella Medicina Cinese la febbre è considerata un sintomo che va interpretato per comprendere quale sia lo squilibrio di fondo.
Nelle malattie infettive favorite dal freddo, come l’influenza, spesso l’inizio è caratterizzato da uno stato di malessere senza innalzamento della temperatura, in cui ci si “sente la febbre” anche se non si è ancora manifestata.
È in questa fase che la Medicina Cinese suggerisce di agire, favorendo la lotta che l’organismo sta iniziando contro il fattore patogeno.
Sottovalutare questi primi sintomi solo perché non c’è febbre e continuare con le proprie attività ci espone al rischio di vedere progredire il disturbo, con la comparsa di febbre alta, maggiore malessere e tempi di recupero più lunghi.
Le prime ore sono determinanti per definire il decorso della malattia: se in questa fase si rimane al caldo evitando di affaticarsi, è possibile contrastare l'attacco patogeno prima che si inneschino i meccanismi immunitari più lunghi e debilitanti.
Le spezie possono venire in aiuto: il sapore piccante è indicato negli attacchi da freddo esterno per la sua azione diaforetica (cioè sudorifera) e perché scalda, porta in superficie e apre le vie respiratorie.
E' significativo il potere antinfettivo e antinfiammatorio dell’aglio e della cipolla, ma sono utili anche preparazioni a base di cannella, zenzero fresco, curcuma, peperoncino, rafano, chiodi di garofano e scorza di limone.
A tal proposito ricordiamo che il vin brulèè un antico rimedio per “scacciare” il freddo dal corpo durante l’inverno.
Anche il brodo di pollo aromatizzato con i chiodi di garofano costituiva un medicamento popolare per combattere l’influenza.

Un piatto semplicissimo proposto dalla Bioterapia Nutrizionale e adatto a grandi e piccini è la minestrina d’aglio: basta rosolare in olio extravergine d'oliva uno spicchio d’aglio affinché liberi i suoi oli essenziali, versare una tazza d’acqua a temperatura ambiente, alzare la fiamma e mescolare velocemente per realizzare un’emulsione.
Quando si arriva all’ebollizione, aggiungere 50 grammi di pastina o di riso e portare a cottura.
Per potenziare l’effetto, se gradito, si può aggiungere del peperoncino.